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	<title>L'ennesimo punto di vista &#187; Internet</title>
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	<description>L'ennesimo punto di vista del mondo: il nostro.</description>
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		<title>Pubblicità e profilazione su internet</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Jan 2009 01:04:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>RikyM</dc:creator>
				<category><![CDATA[Internet]]></category>
		<category><![CDATA[Sicurezza & anonimato]]></category>
		<category><![CDATA[FoolDns]]></category>
		<category><![CDATA[Profilazione]]></category>
		<category><![CDATA[Pubblicità]]></category>

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		<description><![CDATA[Un tempo una notizia per arrivare da Roma a Milano doveva essere trasportata da persone a cavallo e spesso quando arrivava ormai non aveva più valore, poi sono arrivati i treni, gli aerei, i telefoni&#8230; ora c&#8217;è internet. Quant&#8217;è comodo starsene seduti davanti al monitor e ricevere in tempo reale notizie che arrivano dall&#8217;altra parte [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un tempo una notizia per arrivare da Roma a Milano doveva essere trasportata da persone a cavallo e spesso quando arrivava ormai non aveva più valore, poi sono arrivati i treni, gli aerei, i telefoni&#8230; ora c&#8217;è internet. Quant&#8217;è comodo starsene seduti davanti al monitor e ricevere in tempo reale notizie che arrivano dall&#8217;altra parte del mondo? Non fosse per tutte quelle pubblicità&#8230;</p>
<p>Già, ma se usufruiamo di un servizio gratuito non possiamo mica lamentarci se c&#8217;è qua e là un po&#8217; di pubblicità, no? In fondo quel che non paghiamo di tasca nostra lo <em>paghiamo</em> sorbendoci tutti quei <span xml:lang="en">banner</span> e quei <span xml:lang="en">pop-up</span>. Che male può fare?</p>
<h3>Il problema: la profilazione</h3>
<p><span id="more-179"></span>Il male che può fare la pubblicità su internet è un male poco sentito (direi troppo poco sentito, ma lo direi per tante altre cose) dagli utenti. Il rischio, probabilmente meno astratto di quanto possa sembrare, che corriamo tutti è quello di essere profilati.</p>
<p>Quando navighiamo su internet, infatti, cediamo i nostri dati a destra e a manca per i motivi più disparati e spesso senza un valido motivo. Quando visitiamo un sito, il proprietario dello stesso può vedere chi siamo, quando abbiamo visitato il sito e che percorso abbiamo intrapreso nelle pagine, nonché i programmi che abbiamo utilizzato. Quando facciamo delle ricerche su un motore di ricerca, questo può registrare tutti i termini che abbiamo cercato e trarne statistiche, pensate ad un servizio come la cronologia di Google. Quando mandiamo delle <span xml:lang="en">mail</span>, il fornitore sel servizio può verificare con chi siamo in contatto e, volendo, come fa sempre Google, controllare quello che viene scritto. Infine, per ritornare all&#8217;esempio iniziale, quando visitiamo un sito che contiene delle pubblicità, chi offre quella pubblicità saprà che noi l&#8217;abbiamo vista e se ne abbiamo seguito o meno il collegamento. Sembra una cosa da nulla, ma moltiplicatela per tutte le pubblicità che ci sono in giro. Ne possono sapere più gli insertori pubblicitari dei nostri gusti di noi stessi.</p>
<p>A me basta sapere questo per iniziare ad avere paura.</p>
<p>Ora pensate a cosa potrebbe fare una singola entità se avesse in mano tanti dati, opportunamente organizzati, di tante persone. State pensando anche voi al povero Winston Smith? Iniziate anche voi ad avere paura?</p>
<div class="nota">
<div class="nota-type">Nota</div>
<p>Gli esempi sopra riportati sono solo alcuni dei tanti casi in cui i vostri dati possono andare in mano a sconosciuti, l&#8217;esempio poteva essere ben più lugo. Notate inoltre che in tutti i casi citati i dati non vengono subdolamente sottratti, ma siete voi che li concedete, seppur spesso incosapevolmente, <strike>a cani e porci</strike> ad altri.</div>
<h3>La soluzione</h3>
<p>Essendo molteplici i casi non esiste una soluzione standard, ma tante soluzioni. In effetti non credo si possa nemmeno parlare di vere e proprie <em>soluzioni</em>, ma piuttosto di <em>piccole accortezze</em> da adottare, per diminuire il rischio di essere profilati.</p>
<p>Oltretutto mi sento di consigliarvi di diffidare di chi propone soluzioni definitive ai problemi. In genere la miglior cosa da fare è usare <strike>un minimo</strike> palate di buon senso e informarsi su tutto.</p>
<p>Per ovvi motivi di tempo e di spazio (e soprattutto di conoscenze) non posso darvi tutte le soluzioni in questo articolo. Mi limiterò a proporre un buono strumento per evitare la profilazione data dalle pubblicità.</p>
<h3>FoolDns</h3>
<p>Di filtri pubblicitari su internet se ne trovano diversi. Già la nostra testa ormai filtra automaticamente i contenuti delle pagine web, ma se non bastasse esistono programmi appositi. Ma quanti di questi si preoccupano della nostra <span xml:lang="en">privacy</span>?</p>
<p><a href="http://fooldns.com/" title="FoolDns">FoolDns</a> lo fa. Nato dalla mente paranoica di <a href="http://www.lastknight.com/" title="Last Knight">Matteo Flora</a>, è un servizio <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Domain_Name_System" title="DNS - Wikipedia"><acronym xml:lang="en" title="Domain Name System">DNS</acronym></a> che non ci fa collegare a circiuti pubblicitari che non sottoscrivano un determinato codice etico. Ovviamente FoolDns stesso si propone di seguire un codice etico nel trattamento dei nostri dati personali e provvederà ad eliminarli presto.</p>
<p>Attualmente il servizio è ancora in fase beta ed è usufruibile su richiesta. Sul sito trovate tutti i dettagli. Io lo uso da mesi senza problemi e&#8230; no, non mi sento più sicuro, ma senza mi sento molto più vulnerabile <img src='http://ennesimo.netsons.org/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' />  .</p>
<p>Se vi avanza un po&#8217; di tempo date un&#8217;occhiata anche al sito di Flora (che s&#8217;inserisce nel mio blogroll), se non vi piace avete solo sprecato 5 minuti, ma se v&#8217;interessano gli argomenti trattati non potete non conoscerlo.</p>
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		<title>La nostra censura</title>
		<link>http://ennesimo.netsons.org/2008/03/la-nostra-censura/</link>
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		<pubDate>Fri, 28 Mar 2008 01:15:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>RikyM</dc:creator>
				<category><![CDATA[Internet]]></category>
		<category><![CDATA[Censura]]></category>

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		<description><![CDATA[Con l&#8217;avvento delle Olimpiadi si parla tanto di Cina e di libertà. Non voglio parlarne anch&#8217;io, ma un pio di domande in proposito ve le faccio.
Fa davvero così schifo la Cina? È davvero così riprovevole stare a guardare mentre là, dall&#8217;altra parte del mondo, vengono ignorate e calpestate le libertà fondamentali dell&#8217;uomo? Io non lo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Con l&#8217;avvento delle Olimpiadi si parla tanto di Cina e di libertà. Non voglio parlarne anch&#8217;io, ma un pio di domande in proposito ve le faccio.</p>
<p>Fa davvero così schifo la Cina? È davvero così riprovevole stare a guardare mentre là, dall&#8217;altra parte del mondo, vengono ignorate e calpestate le libertà fondamentali dell&#8217;uomo? Io non lo so, ma non credo, visto che non ci lamentiamo neanche quando le libertà vengono tolte a noi in casa nostra.</p>
<p>Certo, la situazione in Italia non è quella che si trova in Cina: forse noi siamo messi un pochino meglio. Ma questo ci da minor diritto a lamentarci? Dobbiamo aspettare l&#8217;irreparabile per dire che forse, <em>forse</em>, qualcosa <em>potrebbe</em> essere andato storto? Io non sono mai stato a Napoli, ma mi rifiuto di pensare che la spazzatura vi si sia accumulata tutta il giorno prima che arrivassero i telegiornali.</p>
<p>Non voglio parlarvi di spazzatura o di telegiornali, i bar sono già stati riempiti abbastanza  di parole su entrambi gli argomenti. Oggi sono qui per confessarvi che un po&#8217; mi vergogno. Mi vergogno di aver usufruito per anni di Internet senza sapere che esiste una censura istituita in Italia su di essa. Mi vergogno perchè sapevo che esisteva in paesi lontani, mai visti nè immagnati, e ignoravo che c&#8217;è anche qui da noi.  Mi vergogno perchè se non fossi capitato per caso su un blog, <a title="LastKnight.com" xml:lang="en" href="http://www.lastknight.com">LastKnight.com</a>, tutt&#8217;ora continuerei a non sapere nulla.</p>
<p><!-- more --></p>
<h3>La fonte</h3>
<p>Di solito le fonti si mettono alla fine. Io ve la cito ora perchè vale davvero la pena andarla a consultare e non vorrei che qualcuno se la perdesse perchè non riesce ad arrivare in fondo. Ciò da cui nasce tutto è il video di una conferenza pubblicato su <a title="LastKnight.com" xml:lang="en" href="http://www.lastknight.com">LastKnight.com</a>. Il titolo è <a title="Eludere i controlli di Polizia - LastKnight.com" href="http://www.lastknight.com/2007/03/03/eludere-i-controlli-di-polizia-il-video-completo/">Eludere i conrolli di polizia</a>. Ne consiglio la visione a tutti.</p>
<h3>Che male c&#8217;è?</h3>
<p>La situazione è questa: tuo figlio sta tranquillamente navigando su internet, probabilmente cerca informazioni sull&#8217;ultimo pokèmon o su Naruto o su non so cos&#8217;altro guardino i bambini oggi. Non si sa come, il pargoletto viene indirizzato nelle sue ricerche su un sito <em>strano</em>, un sito con contenuti che potrebbero turbarlo. Fortuna che lo stato ha bloccato l&#8217;accesso a quel sito.</p>
<p>La situazione potrebbe però essere tranquillamente anche questa: un famoso comico, uno che riempie teatri e piazze ovunque vada, respinto dalla televisione, decide di aprire un sito internet. Da quel sito il famoso comico parla di politici e personaggi di rilievo. Fa nomi e cognomi, cita vita e miracoli (morte no: certe persone sembrano essere immortali). Dalla sera alla mattina il sito del famoso comico diventa irraggiungibile.</p>
<p>Capito il problema?</p>
<p>Trovo carino da parte dello stato preoccuparsi del fatto che mio figlio possa essere turbato da certe visioni, ma se può censurare quel che vuole e la lista di quel che non si può vedere rimane segreta non mi fido. Non tanto perchè lo stato è un <em>grande fratello</em> che ci guarda, ci spia e ci controlla, ma perchè lo può diventare. Non voglio cadere nel banale topos del sistema cattivo, tuttavia questa è una scommessa che non mi sento di giocare. Se non voglio che mio figlio veda certe cose mi preoccuperò io di evitare che succeda e spero che se un adulto incappi in certi contenuti abbia il buon gusto di chiudere immediatamente la finestra. Anche se apprezzo la premura, caro stato, devo chiederti un favore: lasciami libero di navigare dove voglio. Io mi devo fidare di te quando eleggo i tuoi, i nostri rappresentanti, per una volta fidati tu di me.</p>
<h3>Beata ignoranza</h3>
<p>Vi descriverei i difficilissimi metodi di aggiramento della censura tratti dal libro <em>Diventare hacker in 2 minuti</em>, ma non credo di essere abbstanza qualificato per questo. Vi rimando quindi al video. Vi anticipo solo che si parla di <span xml:lang="en"><em>proxy</em></span> e <acronym title="Domain Name System" xml:lang="en"><em>DNS</em></acronym>.</p>
<p>La cosa scorcentante è che aggirare i meccanismi di censura è <em>perfettamente legale</em>. Probabilmente chi ha fatto le leggi non conosceva le tecniche che possono aggirarle in pochi minuti. Il 13 Aprile si vota, guardate bene in faccia chi eleggete&#8230; se potete.</p>
<p><abbr title="Post Scriptum" xml:lang="la">P.S.</abbr> i dati citati nella conferenza non li ho verificati personalmente, quindi o vi fidate del relatore o andate a verificare voi stessi. Non fidatevi di me.</p>
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		<title>Il mio confronto 2.0</title>
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		<pubDate>Sat, 27 Oct 2007 23:05:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>RikyM</dc:creator>
				<category><![CDATA[I miei pensieri]]></category>
		<category><![CDATA[Internet]]></category>
		<category><![CDATA[Web 2.0]]></category>

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		<description><![CDATA[Parte che non centra nulla con l&#8217;articolo e che potete tranquillamente saltare
Ultimamente ho tralasciato questo blog e non solo e non posso tornare senza neanche una premessa, un piccolo messaggio a voi lettori.
Ho visto che qualcuno è passato comunque di qui e che sono stati letti articoli che avevo scritto in precedenza. La cosa mi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3>Parte che non centra nulla con l&#8217;articolo e che potete tranquillamente saltare</h3>
<p>Ultimamente ho tralasciato questo blog e non solo e non posso tornare senza neanche una premessa, un piccolo messaggio a voi lettori.</p>
<p>Ho visto che qualcuno è passato comunque di qui e che sono stati letti articoli che avevo scritto in precedenza. La cosa mi fa piacere e, sebbene non abbia mai raggiunto un numero considerevole di lettori, mi incoraggia a scrivere. Non scrivo puramente per voi ma non avessi un pubblico questo blog non avrebbe ragione di esistere. Per citare Tiziano Sclavi in un&#8217;intervista rilasciata a Repubblica il 30 Giugno 2002 (trovate il testo di questa e di altre interviste su <a title="Intervista di Tiziano Sclavi a Repubblica, 10-06-2002" href="http://www.cravenroad7.it/articoli/temp.php?intervista1">Craven Road n°7</a>):</p>
<blockquote><p>Sono balle quando qualcuno dice che lo scrittore scrive per se stesso. Quelli che tengono le loro opere nel cassetto non vedono l&#8217;ora di essere pubblicati postumi.</p></blockquote>
<p><strong>Articolo</strong></p>
<h3>I commenti</h3>
<p>Il cosìddetto web 2.0 ha reso più facile anche in rete un elemento di crescita indispensabile nel mondo che fino a poco tempo fa era quello reale: il mondo dell&#8217;off line. Questo elemento di crescita è il <em>confronto</em>. Spero di non dover dimostrare che il confronto aiuta e stimola la crescita e l&#8217;evoluzione.</p>
<p>Come avvenga il confronto per chi è avvezzo di internet non dovrebbe essere difficile da immaginare: forum, chat, blog&#8230; ci sono persino guerre fra blog (vedi alla voce: <em>Testina fan club</em>). Per questo articolo voglio limitare la discussione ai blog, visto che è l&#8217;ambiente dove tutti noi ci troviamo attualmente, più in particolare ai commenti dei blog.</p>
<p>Ora, visto che so che qui ci passa anche qualche blogger vi pongo una questione: come comportarsi coi commenti fuorvianti, provocatori o comunque non graditi?</p>
<h3>L&#8217;interazione col lettore</h3>
<p>Nei blog il lettore non è un lettore passivo come avviene nei giornali, nelle riviste, ma anche alla tv (anche se lì non è neanche più lettore): egli scrive, interagisce con l&#8217;autore e può costruire un rapporto con lui. Questa è la potenza di internet signori: la <em>comunicazione</em>. Perchè è nata internet? Perchè sono nate le reti informatiche in generale? Per comunicare.</p>
<p>Nei blog in particolare la comunicazione non è unilaterale, non va solo da autore a lettore, ma anche il lettore invia messaggi all&#8217;autore. Lo so: è la scoperta dell&#8217;acqua calda, ma c&#8217;è chi esalta la potenza del web e poi usa un blog esattamente come un settimanale, fregandosene altamente dei commenti. Ipocrisia? Demagogia? Non giudicherò ciò in questa sede, dico solo che i commenti esistono e se non si ha intenzione di utilizzarli è inutile lasciarli aperti.</p>
<h3>La libertà di parola</h3>
<p>Ci sono blogger che sostengono fermamente che i commenti non andrebbero toccati, se non nel caso di evidente spam, anche se totalmente fuori tema o opera di presunti troll. Un ragionamento che può portare a tale scelta può essere la volontà di rispettare la libertà di parola di tutti. In realtà se non si sa rispondere bene alle repliche dei lettori questo può portare ad uno sviamento radicale dal discorso principale o a flame accesi, col risultato che chi ha qualcosa d&#8217;intelligente da dire o se lo tiene per sè o viene ignorato. Personalmente non vedo altri motivi per cui si debbano lasciare tutti i commenti intatti per principio, se ne avete qualcuno segnalatelo pure.</p>
<h3>Moderazione preventiva</h3>
<p>Dopo la chiusura dei commenti è, a mio avviso, la forma più restrittiva di moderazione. Si considera ogni utente un potenziale spammatoreninja pronto ad insinuarsi silentemente nel nostro spazio web vitale e riempirlo di idiozie varie. Per ciò lo si blocca subito e si permette la pubblicazione di quello che scrive solo dopo che lo si è esaminato per bene. Ovviamente questo è fattibile solo se c&#8217;è abbastanza tempo, se no i commenti restano di fatto chiusi. Utile se in molti ci vogliono male, anche se io lo ritengo decisamente scomodo.</p>
<h3>Moderazione a posteriori</h3>
<p>Credo che sia la più diffusa, quindi non mi dilungherò molto: i commenti vengono pubblicati tutti indiscriminatamente (in realtà ci sono filtri anti-spam, ma non complichiamoci la vita) e solo in seguito vengono eliminati quelli indesiderati. Richiede un impegno minore rispetto al blocco preventivo, ma espone a qualche rischio in più (nella maggior parte dei casi largamente accettabile).</p>
<h3>Vi dico la mia</h3>
<p>Come in molte cose non esiste una soluzione standard: ogni tecnica di moderazione si adatta ad autori e situazioni diversi. Tuttavia se scegliete una linea operativa seguitela, non vantatevi di essere buoni perchè avete il blog più letto d&#8217;Italia dove la gente discute democraticamente con un fottìo di commenti quando la maggior parte di questi è pura spazzatura e probabilmente non la leggete nemmeno.</p>
<p>A proposito del blog più seguito d&#8217;Italia vi rimando ad un articolo di <a href="http://globali.wordpress.com/">Globali</a> (ho letto solo questo articolo di questo blog, quindi non garantisco nulla): <a title="ma è vero confronto? - Globali" href="http://globali.wordpress.com/2007/10/01/blog-di-grillo-ma-e-vero-confronto/">Blog di Grillo: ma è vero confronto?</a>.</p>
<h3>Non è finita</h3>
<p>In realtà ci sarebbe altro da discutere sui commenti: quanta tolleranza usare nel lasciar spaziare gli argomenti? Eliminare o no i commenti scomodi? Bannare dai commenti un determinato utente è bene o male? Permettere commenti anonimi vuol dire far degenerare ogni discussione? Per ora lascio stare questi aspetti, magari in futuro&#8230; ma probabilmente mi scorderò.</p>
<h3>Ora commentate</h3>
<p>Ho <span style="text-decoration: line-through;">parlato</span> scritto fin&#8217;ora di commenti, ora commentate. Il discorso non si è sviluppato molto nell&#8217;articolo: vorrei che si sviluppasse maggiormente nei commenti, anche con confronti fra posizioni diverse. Voi quale tecnica preferite? Perchè? Cosa ne pensate? Qual&#8217;è il vostro horror preferito¹? Insomma, avrete qualcosa da dire.</p>
<hr />¹ Se non ricordo male lo chiedeva l&#8217;assassino di <em>Scream</em>.</p>
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		<title>Il mio navigatore</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Oct 2007 21:29:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>RikyM</dc:creator>
				<category><![CDATA[Internet]]></category>
		<category><![CDATA[Standard]]></category>

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		<description><![CDATA[Prologo
Questo è un articolo scritto in quattro e quattro nove, cioè di fretta e senza stare a fare i conti per bene. Non sarà scritto in modo eccellente (come tutti gli articoli a onor del vero) e non sarà neanche curato nei dettagli.
Volevo solo porvi una domanda che mi sorge spontanea quando vado a modificare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3>Prologo</h3>
<p>Questo è un articolo scritto in quattro e quattro nove, cioè di fretta e senza stare a fare i conti per bene. Non sarà scritto in modo eccellente (come tutti gli articoli a onor del vero) e non sarà neanche curato nei dettagli.</p>
<p>Volevo solo porvi una domanda che mi sorge spontanea quando vado a modificare un foglio di stile per sistemare il rendering su broswer diversi. Questa è una cosa che, quando posso, evito di fare, ma che a volte risulta indispensabile.</p>
<p>Una risposta alla domanda io me la sono data, non ve la dico per non condizionarvi, ora voglio sapere cosa ne pensate voi.</p>
<h3>Le premesse</h3>
<p>Se avete mai provato a costruire una pagina web decente sicuramente vi sarete scontrati contro un problema con cui ogni buon webmaster deve prima o poi deve fare i conti: ogni broswer ha un rendering tutto suo, cioè interpreta il codice della pagina in modo assolutamente arbitrario.</p>
<p>Questo comportamento non è affatto casuale: quando un programma di navigazione diventa abbastanza popolare infatti i webmaster sviluppano le loro pagine seguendo la sua interpretazione. Ovviamente questo preclude agli altri programmi la possibilità di visualizzare bene i vari siti. Le conseguenze sono che il programma che interpreta il codice come vuole viene considerato il migliore e gli altri se ne stanno in un angolino.</p>
<p>Non tutti sanno che esistono degli standard che danno indicazioni abbastanza precise su come dev&#8217;essere scritto il codice della pagina web e come dev&#8217;essere interpretato. Questi standard vengono stabiliti dal <a href="http://www.w3c.it/"><abbr title="World Wide Web Consortium">W3C</abbr></a>. Non so esattamente come sia strutturato il <abbr title="World Wide Web Consortium">W3C</abbr> e non è materia di questo articolo, ma se volete approfondire l&#8217;argomento il sito ufficiale è un buon punto di partenza.</p>
<p>Ora, con l&#8217;evolversi di Internet, si sono evoluti anche i mezzi per creare le pagine web e anche un totale ignorante in materia può farlo. Questo grazie ad editor grafici e servizi on-line. Peccato che questi programmi e/o servizi generino codice che non segue gli standard, riempiendo la rete di siti di difficile interpretazione. Inoltre a volte anche chi sviluppa siti web per professione sembra ignorare standard e leggi. Famoso è il caso di italia.it (il link non lo metto per scelta), commissionato dal governo italiano per 45 milioni di € e sviluppato contro le leggi italiane che impongono un certo livello di accessibilità ai siti di enti pubblici.</p>
<h3>La domanda</h3>
<p>Detto questo, introduciamo una metafora. I broswer sono, come dice la parola stessa, i navigatori, Internet è il mare in cui si muovono e l&#8217;interpretazione delle pagine è l&#8217;interpretazione delle mappe nautiche. Possiamo accettare come buona la metafora? Ok, la domanda non era questa.</p>
<div class="mceTemp mceIEcenter">
<dl id="attachment_170" class="wp-caption aligncenter" style="width: 160px;">
<dt class="wp-caption-dt"><a href="http://ennesimo.netsons.org/wp-content/uploads/2008/11/600px-homer_world_map-casvg.png"><img class="size-thumbnail wp-image-170" src="http://ennesimo.netsons.org/wp-content/uploads/2008/11/600px-homer_world_map-casvg-150x150.png" alt="Il mondo di Omero" width="150" height="150" /></a></dt>
</dl>
</div>
<p>Ovviamente il mare lo modelliamo noi, scrivendo codice (x)html, css, php et cetera. Questo non è molto realistico ma è così che funziona: siamo gli dei di Internet. Le carte nautiche le fa il <abbr title="World Wide Web Consortium">W3C</abbr>. Come interpretare queste carte lo decidono gli sviluppatori dei broswer.</p>
<p><strong>Ora il mio dubbio è: è il mare che si deve adattare a chi naviga o è chi naviga che deve sapersi muovere nel mare e saper interpretare le mappe?</strong></p>
<hr />Dimenticavo: l&#8217;immagine è di <a href="http://commons.wikimedia.org/wiki/Image:Homer_world_map-ca.svg">dominio pubblico</a>.</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>La mia petizione on-line</title>
		<link>http://ennesimo.netsons.org/2007/06/la-mia-petizione-on-line/</link>
		<comments>http://ennesimo.netsons.org/2007/06/la-mia-petizione-on-line/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 13 Jun 2007 20:36:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>RikyM</dc:creator>
				<category><![CDATA[Internet]]></category>
		<category><![CDATA[Petizioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Ti senti triste? Ti senti solo? Gli amici ti evitano? La ragazza ti ha lasciato? Forse è perchè non hai la tua personalissima petizione on-line.
Eh già, detta così è un po&#8217; ridicola la cosa e per qualcuno potrà persino risultare offensiva, ma ultimamente le petizioni on-line vanno molto di moda.
Vuoi l&#8217;auto ad idrogeno? Fai una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ti senti triste? Ti senti solo? Gli amici ti evitano? La ragazza ti ha lasciato? Forse è perchè non hai la tua personalissima petizione on-line.</p>
<p>Eh già, detta così è un po&#8217; ridicola la cosa e per qualcuno potrà persino risultare offensiva, ma ultimamente le petizioni on-line vanno molto di moda.</p>
<p>Vuoi l&#8217;auto ad idrogeno? Fai una petizione. Vuoi abolire i costi di ricarica? Fai una petizione. Vuoi mettere al bando il monossido di diidrogeno? fai una petizione. Tua suocera ti stressa e ti fa perdere tutti i capelli? Fai una petizione. (La petizione sulla suocera non l&#8217;ho ancora vista, quindi cogliete la palla al balzo)</p>
<p>Ora, prima di continuare, vi prego di non aderire al movimento contro il monossido di diidrogeno perchè ormai ne sono dipendente e senza non riuscirei a vivere.</p>
<p>A questo punto avrete capito che le petizioni on-line non mi stanno molto simpatiche e magari vi starete chiedendo qual&#8217;è il mio problema con esse, in fondo i costi di ricarica sono stati aboliti: le suddette petizioni funzionano, no? No.</p>
<p>Nonostante vengano presentate come una chiave universale con cui aprire le catene che ci tengono imprigionati nelle grinfie di tutti quei cattivoni che ci vogliono spennare qualche soldo, le petizioni on-line non sono questo.</p>
<p>Anche se voci autorevoli dicono:</p>
<blockquote><p>Bastano 50.000 firme per toglierci dai piedi la tassa [...]. Firmate la petizione!</p></blockquote>
<p>(vedi l&#8217;intervento del blog del Sig. Grillo del <a href="http://www.beppegrillo.it/2006/05/innovazione_mangiasoldi.html">10/05/2006</a> ultima riga) non è esattamente così e per citare un&#8217;altra fonte autorevole (Paolo Attivissimo):</p>
<blockquote><p>In questo senso, mi spiace notare che l&#8217;<a href="http://www.beppegrillo.it/2006/05/innovazione_mangiasoldi.html">intervento di Beppe Grillo</a> nel suo blog, dove dice <em>&#8220;bastano 50.000 firme per toglierci dai piedi la tassa sulla ricarica&#8221;</em>, è pura disinformazione demagogica.</p></blockquote>
<p>(<a href="http://attivissimo.blogspot.com/2006/05/petizione-costi-di-ricarica.html">fonte</a>)</p>
<p>Presentandoci una petizione on-line, infatti, tutti si scordano di dirci un piccolo particolare secondo me fondamentale, sarà che è difficile da ricordare o sarà non so cosa, ma tutti se lo scordano: le <em>adesioni</em> alle petizioni on-line non sono <em>firme</em> e non hanno alcun valore legale. <strong>Non hanno alcun valore legale.</strong></p>
<p>Se ci fermiamo un attimo a riflettere è chiaro che non possono avere alcun valore: non c&#8217;è modo per sapere l&#8217;identità di chi firma e firmare più volte mettendo nomi fittizzi o di parenti, amici, animali, persone famose, nomi cose e città&#8230; è veramente troppo facile.</p>
<p>Le petizioni on-line sono quindi opera del demonio? Sono da evitare come una palla ovale per un etero in una partita di rugby tra gay? (Mi scusino i gay ma rende benissimo l&#8217;idea) Non sto dicendo questo, le petizioni on-line sono utilissime per sensibilizzare la gente e per smuovere la chiarissima opinione pubblica. Solo trovo inutile far petizioni per ogni questione e mi sembra al limite del fraudolento presentare per una risoluzione definitiva ciò che in realtà non è molto più che un indice statistico.</p>
<p>E per favore non &#8220;firmate” qualsiasi cosa vi capiti sotto tiro, se no rischiate di alimentare cose come <a href="http://www.petitiononline.com/bandhmo/petition.html">questa</a>.</p>
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