Il mio navigatore

Posted on Ottobre 2nd, 2007 in Internet, RikyM | No Comments »

Prologo
Questo è un articolo scritto in quattro e quattro nove, cioè di fretta e senza stare a fare i conti per bene. Non sarà scritto in modo eccellente (come tutti gli articoli a onor del vero) e non sarà neanche curato nei dettagli.

Volevo solo porvi una domanda che mi sorge spontanea quando vado a modificare un foglio di stile per sistemare il rendering su broswer diversi. Questa è una cosa che, quando posso, evito di fare, ma che a volte risulta indispensabile.

Una risposta alla domanda io me la sono data, non ve la dico per non condizionarvi, ora voglio sapere cosa ne pensate voi.

Le premesse
Se avete mai provato a costruire una pagina web decente sicuramente vi sarete scontrati contro un problema con cui ogni buon webmaster deve prima o poi deve fare i conti: ogni broswer ha un rendering tutto suo, cioè interpreta il codice della pagina in modo assolutamente arbitrario.

Questo comportamento non è affatto casuale: quando un programma di navigazione diventa abbastanza popolare infatti i webmaster sviluppano le loro pagine seguendo la sua interpretazione. Ovviamente questo preclude agli altri programmi la possibilità di visualizzare bene i vari siti. Le conseguenze sono che il programma che interpreta il codice come vuole viene considerato il migliore e gli altri se ne stanno in un angolino.

Non tutti sanno che esistono degli standard che danno indicazioni abbastanza precise su come dev’essere scritto il codice della pagina web e come dev’essere interpretato. Questi standard vengono stabiliti dal W3C. Non so esattamente come sia strutturato il W3C e non è materia di questo articolo, ma se volete approfondire l’argomento il sito ufficiale è un buon punto di partenza.

Ora, con l’evolversi di Internet, si sono evoluti anche i mezzi per creare le pagine web e anche un totale ignorante in materia può farlo. Questo grazie ad editor grafici e servizi on-line. Peccato che questi programmi e/o servizi generino codice che non segue gli standard, riempiendo la rete di siti di difficile interpretazione. Inoltre a volte anche chi sviluppa siti web per professione sembra ignorare standard e leggi. Famoso è il caso di italia.it (il link non lo metto per scelta), commissionato dal governo italiano per 45 milioni di € e sviluppato contro le leggi italiane che impongono un certo livello di accessibilità ai siti di enti pubblici.

La domanda
Detto questo, introduciamo una metafora. I broswer sono, come dice la parola stessa, i navigatori, Internet è il mare in cui si muovono e l’interpretazione delle pagine è l’interpretazione delle mappe nautiche. Possiamo accettare come buona la metafora? Ok, la domanda non era questa.

Mondo di Omero

Ovviamente il mare lo modelliamo noi, scrivendo codice (x)html, css, php et cetera. Questo non è molto realistico ma è così che funziona: siamo gli dei di Internet. Le carte nautiche le fa il W3C. Come interpretare queste carte lo decidono gli sviluppatori dei broswer.

Ora il mio dubbio è: è il mare che si deve adattare a chi naviga o è chi naviga che deve sapersi muovere nel mare e saper interpretare le mappe?


Dimenticavo: l’immagine è di dominio pubblico.

La mia libertà di chiamata

Posted on Settembre 5th, 2007 in Free and Open Source Software, RikyM | 4 Comments »

Qualche giorno fa ho installato sulla mia linux box (fa tanto figo, ma non è altro che un PC con Kubuntu) WengoPhone, programma del progetto OpenWengo e ho detto ad un mio amico che se avesse messo anche lui un programma simile avremmo potuto parlarci. Lui mi ha risposto (testuali parole) “…ma perchè skype nn va + bene?”. Domanda legittima: già in precedenza avevamo parlato con Skype. Risposta: Skype non è mai andato bene. Perchè? No, non solo perchè tratta male i poveri utenti Linux con versioni menomate delle parenti per Windows e Mac, ma anche e soprattutto per altri motivi.

Uno strumento caro a Moggi...

Cercando su google si trova una bella spiegazione di Enrico Rubboli, che potete trovare qui, sul perchè non bisogna utilizzare Skype. La spiegazione di Rubboli tuttavia non mi aggradava, non è abbastanza catastrofica, quindi ne ho cercate altre. Sembra che nessun altro che parli italiano si sia posto il problema. Ho continuato a cercare… insomma per farla breve ho trovato un bell’articolo in spagnolo tradotto in inglese. Stanotte non riuscivo a dormire quindi mi sono improvvisato traduttore e ho tradotto la versione inglese in italiano per voi.

Il mio inglese non è il massimo: quello che non ho studiato a scuola. Se ci sono errori (su un paio di cose non sono tanto sicuro) avvisatemi pure nei commenti.

Questo è un blog sul FOSS quindi non dovrei parlare troppo di programmi proprietari.
L’unico problema non è tanto che Skype sia proprietario (sebbene lo sia), la vera questione è che usa un protocollo chiuso e proprietario. Ora, cosa significa questo? Significa che gli utenti di Skype possono comunicare solo con… beh, gli altri utenti Skype.

Qual’è la fregatura?
Prova ad applicare questo concetto alle vere compagnie telefoniche, diciamo che tu sei un utente Verizon e vuoi chiamare un amico che è utente di un’altra compagnia diversa da Verizon, cosa succederebbe? Il tuo amico dovrebbe comprare un telefono speciale da Verizon o diventare un loro utente per poter comunicare con te. Irritante vero?
Nel mondo del software, programmi che usano standard liberi e aperti come SIP possono comunicare con programmi diversi, questo è impossibile con Skype.

Che importa? Scaricare Skype non mi costa niente!
Magari per ora hai ragione ma cosa succederebbe se Skype avesse quasi tutti gli utenti VoIP e tutti i telefoni VoIP fossero compatibili solo con Skype? Skype potrebbe decidere di far pagare troppo per la licenza del proprio hardware e trasformare il programma gratuito che conosciamo oggi in un servizio a pagamento!
Questo viene chiamato Vendor lock-in, è una pratica comune fra i produttori di software. Esso consiste nell’ingannare gli utenti fornendo un servizio gratuito per poi far pagare prezzi ingiusti una volta che questo è diventato uno standard perchè è più faticoso abbandonare uno standard di fatto vedi questo articolo di wikipedia sul problema (il Vendor lock-in è quello che fa Microsoft con le sue API e Franhofer con l’MP3).
Soprattutto lasciare i mezzi di comunicazione nelle mani di un solo ente è anti-democratico specialmente quando questo ente usa un protocollo segreto che può essere controllato solo dall’ente stesso (una compagnia guidata dal profitto). Sei daccordo col perdere la tua libertà e la tua privacy per un po’ di comodità data da Skype? La tua libertà vale così poco?

Che importa? Semplicemente smetto di usare Skype e inizio ad utilizzare un’alternativa gratuita!
Guarda cos’è successo nel mondo dell’ufficio. OpenOffice e GNU/Linux sono liberi e gratuiti e nessuno sta cambiando o per lo meno il cambiamento è molto lento. Questo perchè? Cambiare tecnologia nelle aziende è costoso specialmente quando avviene nell’hardware (pensa a tutti quei telefoni compatibili con Skype in cui ha investito il tuo capo…). Quindi usare Skype ora è come prendere una dipendenza da una brutta droga, sarà duro e faticoso smettere di usarlo anche se il venditore deciderà di imporrti prezzi ingiusti. Usare Skype ora sta mettendo il tuo futuro nelle mani di Ebay Inc e Skype Corp.

Ok sono piuttosto convinto :) Come posso evitare tutto questo?
Semplicemente non usare Skype o smetti di usarlo ORA. Ci sono molte alternative che usano protocolli standard come SIP e AIX. Parla ai tuoi amici delle alternative. Questo è un blog sulle alternative Free e Open Source quindi io ti parlo di questa alternativa.

Spero che quest’articolo ti aiuterà ad affrontare il passaggio al mondo libero del VoIP :)

Qui il testo originale in spagnolo e qui quello in inglese che ho tradotto io.


Ora se volete parlarmi non cercatemi su skype. :)

P.S. L’autore dell’articolo originale non ha lasciato nel suo blog un recapito a cui contattarlo, quindi mi sa che verrà a conoscenza di questa traduzione solo se il suo blog supporta il track-back. Non me ne voglia. Ho commentato l’articolo originale (in un inglese zoppicante) per avvertire l’autore della traduzione. Qui le cose si fanno per bene… o quasi.